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Sintesi.
     
Nel corso degli anni Venti gli Stati Uniti riuscirono a consolidare il
loro  primato  di  prima  potenza economica  mondiale  grazie  a  vari
fattori:   la  politica  economica  favorevole  all'incremento   delle
attivit produttive; la minore conflittualit nei rapporti di  lavoro;
importanti innovazioni tecnologiche e organizzative, come la catena di
montaggio;  l'aumento dei consumi, favorito dal generale miglioramento
delle condizioni di vita.   (Paragrafo 1).
L'espansione  economica fu accompagnata dalla  crescita  delle  grandi
concentrazioni  capitalistiche, dallo sviluppo del terziario  e  dalla
accentuazione degli squilibri sociali. Esclusi dal miglioramento delle
condizioni di vita furono i contadini, gli operai non qualificati e  i
lavoratori  neri  e  immigrati.  Sulla  crescita  produttiva   inoltre
incombeva  il  rischio  di saturazione del mercato,  cui  si  aggiunse
quello  derivante  da  una attivit borsistica puramente  speculativa.
(Paragrafo 2).
In politica estera, l'amministrazione repubblicana, che resse il paese
dal  1920  al  1933,  assunse un atteggiamento isolazionista,  le  cui
manifestazioni  pi significative furono il rifiuto di prendere  parte
ai  lavori  della  Societ  delle nazioni,  la  mancata  ratifica  dei
trattati   di   pace   di  Parigi  e  l'adozione   di   leggi   contro
l'immigrazione.  Espressione dell'isolazionismo era  anche  la  rigida
difesa  dei  valori  della societ americana, che raggiunse  punte  di
estrema  violenza  con l'attivit del Ku Klux Klan,  un'organizzazione
razzista  segreta  che  ebbe molti aderenti negli  stati  meridionali.
Aspetto tipico della mentalit americana, specialmente di quella delle
classi  benestanti, era anche un diffuso ottimismo, che si manifestava
in una generale tendenza all'euforia, tanto che gli anni Venti vennero
definiti "anni ruggenti".  (Paragrafo 3).
Nel   corso   del  primo  dopoguerra  ebbe  inizio  il   processo   di
emancipazione  nazionale  delle  colonie.  In  India  riscosse  grande
successo  il  metodo  non  violento per  la  liberazione  dal  dominio
britannico, promosso da Mohandas Karamchand Gandhi. Anche in Africa  i
movimenti  per  l'indipendenza  diventarono  pi  estesi  ed   attivi.
)Paragrafo 4).
Nel Medio Oriente Francia e Inghilterra imposero la loro influenza con
il  sistema dei mandati e adottando una strategia basata, fra l'altro,
sul  mantenimento  delle  divisioni e dei  contrasti  tra  le  diverse
nazionalit.   L'arrivo  degli  ebrei  in  Palestina  rappresent   un
ulteriore  fattore  di  destabilizzazione  nell'area.  Movimenti   per
l'indipendenza di vario orientamento si svilupparono in Indocina e  in
Indonesia.  Nel 1926 i dominions britannici furono riunti nel  British
Commonwealth of Nations.  (Paragrafo 5).
La   Cina   fu  per  molti  anni  travagliata  dalla  guerra   civile;
inizialmente  questa  vide  schierati contro  il  governo  centrale  i
comunisti  e  i  nazionalisti del Kuo Min-tang. Sconfitto  il  governo
centrale,  i  nazionalisti, guidati da Chiang Kai-shek, iniziarono  la
lotta contro i comunisti.  (Paragrafo 6).
In  Giappone  la  crescita economica avvenuta nel corso  della  guerra
aveva  rafforzato il potere degli zaibatsu, i grandi gruppi finanziari
controllati  da clan familiari, e consolidato l'egemonia  delle  forze
conservatrici,  favorevoli al proseguimento  di  una  politica  estera
espansionistica.  Quest'ultima  venne  per  ostacolata  dalle  grandi
potenze, in particolare dagli Stati Uniti. (Paragrafo 7).
Negli anni successivi all'apertura del canale di Panama, avvenuta  nel
1914,  gli  Stati  Uniti sottoposero gran parte dell'America  centrale
alla   loro  egemonia  economica  e  politica.  Nel  corso  del  primo
dopoguerra   la   supremazia  statunitense   si   estese   all'America
meridionale. La fine del conflitto caus l'arresto

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della  crescita economica verificatasi in Brasile, Argentina  e  Cile,
dove  ebbe  inizio un periodo di grave tensione sociale e  instabilit
politica.  (Paragrafo 8).
